Alluminio: Australia e Russia fanno correre i prezzi

La Russia rappresenta circa il 6% della fornitura globale di alluminio e il 10% di nichel ed è uno dei principali produttori di gas naturale utilizzato per generare l’elettricità necessaria per la produzione di metalli

Nella sessione di ieri (lunedì 21 marzo 2022) i prezzi dell’alluminio sono aumentati in modo significativo dopo l’annuncio dell’Australia in merito all’implementazione di un divieto di esportazione di allumina e minerali di allumino in Russia: questa dichiarazione ha esacerbato i timori in merito ad una possibile carenza di fornitura do alluminio.

L’intervento dell’Australia limiterà la capacità della Russia di produrre alluminio, tra le merci fondamentali per le esportazioni di Mosca, e, secondo gli analisti di INGcostringerà la Russia a fare affidamento sulla Cina per far fronte a qualsiasi carenza di allumina.

La Russia rappresenta circa il 6% della fornitura globale di alluminio e il 10% di nichel ed è uno dei principali produttori di gas naturale utilizzato per generare l’elettricità necessaria per la  produzione di metalli.

L’alluminio a tre mesi scambiato al London Metal Exchange (LME) è salito del 3,7% a 3507 dollari per tonnellata, mentre il contratto sull’alluminio più scambiato sullo Shanghai Futures Exchange ha chiuso in rialzo del 2,3% a 23105 yuan per tonnellata (3635,38 dollari).

“Con il protrarsi della guerra, i commercianti sono sempre più intimoriti da possibili interruzioni di fornitura – spiega Kunal Sawhney, amministratore delegato della società di ricerca Kalkine – la domanda di alluminio è aumentata vertiginosamente a livello globale mentre c’è un deficit di offerta che potrebbe continuare a sostenere i prezzi nel breve e medio termine”.

Fonte: commoditiestrading.it

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