fassi srl | La speranza di «tagli» risveglia l’alluminio è record dal 2015

La speranza di «tagli» risveglia l’alluminio: è record dal 2015

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Continua il sorprendente rialzo dell’alluminio, salito a 1.873 dollari per tonnellata (base tre mesi), il massimo da maggio 2015. Tutto il listino Lme era in ripresa ieri, dopo una settimana contrastata che ha visto il rame consolidarsi sopra 5.700 $ e recuperi di zinco e piombo dopo le perdite iniziali, ma con il nickel ancora sotto 10mila dollari.

Un generale sostegno ai prezzi è venuto dall’indebolimento del dollaro, oltre ai dati economici arrivati nel fine settimana dalla Cina, con il Pil del 4° trimestre 2016 a +6,8% e produzione industriale e vendite al dettaglio in rialzo rispettivamente del 6% e dell’11% annuo in dicembre.

Per l’alluminio – che da inizio anno ha guadagnato quasi il 10%, dopo essersi apprezzato solo del 12% in tutto il 2016 – la spinta al rialzo arriva principalmente dalle voci secondo cui la Cina potrebbe fermare linee di produzione per il 30% della capacità nelle province di Henan, Shandong e Shangxi, per contrastare l’inquinamento e la sovrapproduzione.

Per Goldman Sachs se ciò accadesse ci sarebbe una perdita annualizzata di produzione di 2,5 milioni di tonnellate di alluminio, che potrebbe portare il mercato globale (ora previsto in equilibrio) a un deficit di offerta di almeno 1,5-2,5 milioni di tonnellate. Anche Macquarie, pur notando che non ci sono ancora segni evidenti di chiusure, ha aumentato le attese di interruzioni di produzione dal 5% all’8%.

Di fatto il mercato Lme delle opzioni con scadenze da marzo in avanti registra più di 2.400 call (diritti di acquisto) aperte con strike price (valore dell’opzione) oltre 1.850 $, un valore su cui pochi avrebbero scommesso sino a poche settimane fa.

Un aiuto alla prospettiva rialzista viene anche dall’aumento delle quantità di alluminio registrate per la consegna dai magazzini del Lme, che di recente si sono intensificate raggiungendo 660mila tonnellate. In parallelo gli spread in Borsa (ossia la differenza tra le scadenze) si sono portati in backwardation, con il prezzo del contratto cash superiore di 9 $ a quello per febbraio (terzo mercoledì) e di 8 $ a quello per marzo.

Il mercato più che su previsioni concrete sta speculando sulle risposte che la Cina potrebbe dare alle prossime mosse dell’amministrazione Trump, dove Wilbur Ross, il nuovo segretario al Commercio, ha già detto che le aree anti- dumping di acciaio e alluminio devono essere messe al centro dell’attenzione. Contro Pechino anche l’amministrazione Obama aveva presentato ricorsi alla World Trade Organization (Wto).

Se le esportazioni cinesi dei due metalli sono calate nel 2016, lo stesso però non è accaduto con la produzione: quella di alluminio in particolare ha raggiunto 31,9 milioni di tonnellate (+1,3%), con un record di 2,89 milioni in dicembre (+13,2%).

Secondo Goldman Sachs i rischi per l’alluminio sono comunque sostanzialmente verso una salita del prezzo, perché le probabilità di tagli di produzione in Cina potrebbero aumentare sulla spinta di un possibile intervento della Wto.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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