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Exploit del riciclo dei rifiuti vale soldi, salute e 37mila posti ma l’Italia è spaccata in due

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OGGI VANNO IN DISCARICA SOLO 2 IMBALLAGGI SU 10. SALTO DAL 1998. CRESCE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI SEBBENE SIA PEGGIORATA LA QUALITÀ. CORRE IL NORD INDIETRO IL SUD SALVO RARE ECCEZIONI. IL PROBLEMA SONO UMIDO E INGOMBRANTI

Milano A i tempi dell’economia circolare molto si ricicla e quasi nulla si distrugge. Almeno è questo il tentativo. Anche in Italia. Se nel 1998, nel nostro Paese, finivano in discarica due imballaggi su tre, oggi per esempio ce ne vanno solo due su dieci. Tutto il resto, ben 8 milioni di tonnellate di alluminio, acciaio, legno, carta, plastica e vetro (sulle quasi 10 milioni raccolte), viene invece trasformato in altro. Con la vecchia plastica si possono fare le imbottiture per i giubbotti, le pedane per gli scooter oppure i secchi per lavare per terra. E solo l’anno scorso con queste quantità di materiali salvati dalla discarica si sarebbero potuti realizzare l’equivalente di 3 miliardi di bottiglie in vetro da 0,75 litri, 329 milioni di risme di carta in formato A4, 32 milioni di pallet in legno, 9 miliardi di flaconi di detersivo in Pet, un miliardo di lattine da 33 centilitri in alluminio e addirittura 725 Frecciarossa Etr 1000 in acciaio. I rifiuti sono una vera risorsa e i Comuni, le imprese, i cittadini lo hanno capito e prestano molta più attenzione che in passato per evitare sprechi. «Tanto che, anche se in modo lieve, nel 2015 il riciclo degli imballaggi ha continuato a crescere nonostante abbia già raggiunto buoni livelli. E in vent’anni noi abbiamo addirittura quadruplicato le quantità trattate», spiega Walter Facciotto, il direttore generale di Conai, il consorzio che gestisce da solo, su scala nazionale, il riciclo di quasi la metà degli imballaggi (l’altra metà è trattata dai consorzi indipendenti). Cresce anche la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (+3,32 per cento). Anche se ne è peggiorata la qualità forse a causa di una scarsa informazione dei cittadini sui comportamenti corretti da tenere. C’è chi butta nel contenitore sbagliato, chi non si cura di separare le parti plastiche dalle parti cartacee di una confezione. Gli errori sono tanti. E nonostante ciò, oggi viene comunque riciclato quasi la metà di quanto raccolto (il 45 per cento), con grandi vantaggi economici e ambientali. Trasformare le vecchie cassette di legno, quelle della frutta, in pannello truciolare buono per fare mobili piuttosto che in compost, le lattine d’alluminio in montature per occhiali piuttosto che nei telai delle biciclette, aiuta a inquinare meno. Le stime dicono che grazie all’incremento delle quantità di rifiuti avviati al riciclo, si sono evitate emissioni di CO2 pari a un milione 792mila tonnellate, un dato in aumento del 33 per cento. Il risparmio energetico ottenuto grazie ai soli imballaggi è stato di circa 18 terawattora. E l’industria del riciclo, nel suo complesso, è riuscita a dare supper giù 37mila posti di lavoro in aziende che hanno generato un giro d’affari complessivo di 9,5 miliardi di euro. C’è chi ha fatto meglio e chi ha fatto peggio, secondo il VI Rapporto Banca Dati Anci-Conai sulla raccolta differenziata e riciclo: di sicuro le Regioni dove sono finiti meno rifiuti in discarica sono state il Piemonte, la Lombardia, il Trentino Alto Adige, il Veneto, il Friuli, l’Emilia- Romagna, le Marche, la Sardegna e di recente anche la Valle D’Aosta. In questi territori si è raggiunto, con ben cinque anni di anticipo rispetto al termine stabilito per il 2020, l’obiettivo Ue del 50 per cento di avvio a riciclo. E presto altre Regioni come la Campania, la Toscana e l’Abruzzo toccheranno queste percentuali. In aumento del 13 per cento rispetto al 2014 (e del 58 per cento rispetto al 2013) anche il numero dei Comuni che hanno superato l’obiettivo della direttiva europea. Oggi si parla di ben 3549 campanili. L’Italia viaggia comunque, anche in questo campo, a due velocità. «Se al Nord — commenta Facciotto — la raccolta differenziata tende a consolidarsi, il Centro e il Sud hanno intrapreso la strada giusta solo nel 2015 con un incremento superiore all’8 per cento rispetto all’anno precedente, facendo registrare sensibili aumenti nelle raccolte dei rifiuti di imballaggio in plastica e vetro». Nel Meridione, il Conai è in questo momento impegnato ad affiancare le pubbliche amministrazioni nella realizzazione di sistemi di raccolta dei rifiuti di imballaggio più efficienti ed efficaci. «Il grande problema del Paese resta invece legato al riciclo dell’umido e degli ingombranti. Qui, è evidente, c’è ancora un lungo percorso da fare», prosegue il direttore Facciotto. Tirando le somme, in questi anni l’Italia ha fatto enormi progressi. E in tale senso, in parte, ha contribuito anche la grande crisi economica che ha giocato a favore di una produzione e di consumi più responsabili. Cittadini e aziende, dovendo tirare la cinghia, hanno iniziato a ridurre gli sprechi. Anche se nel 2015 lo studio Anci-Conai evidenzia un lieve aumento (+0,78 per cento) della produzione dei rifiuti urbani, che si è attestata a 512 chili per abitante. Soprattutto l’industria ha dato il buon esempio diminuendo in modo, a volte drastico, il peso degli imballaggi e quindi utilizzando meno materie prime. Del resto sbarazzarsi di cartoni, legni e involucri vari, ha un costo. «Le imprese pagano per gli imballaggi da riciclare. — afferma il manager — E, a partire dal 2017, il contributo ambientale versato al Conai per smaltire quelli di plastica, sarà diversificato e legato, innanzitutto, alla loro qualità». Uno dei principi a cui Conai si ispira è che chi usa imballaggi maggiormente riciclabili pagherà di meno, chi viceversa non presta attenzione a questo aspetto pagherà di più. Per stabilire il contributo ambientale ci si baserà soprattutto sull’impatto dei rifiuti. Le nuove tariffe verranno comunque definite in maniera graduale, ed è previsto un periodo di prova di circa sei mesi per dare tempo alle aziende di adeguarsi. Ma la direzione da seguire è ormai presa. Walter Facciotto è il direttore generale di Conai, il consorzio che gestisce da solo, su scala nazionale, il riciclo di quasi la metà del totale degli imballaggi In vent’anni il consorzio Conai ha addirittura quadruplicato le quantità trattate.

Fonte: www.repubblica.it

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